Italicum + fiducia= forzature clamorose

Da Luglio 2016 l’Italicum sarà la nuova legge elettorale, approvato dopo un travagliato percorso e l’intransigenza totale del premier, che ha deciso di mettere la fiducia (solo due precedenti, nel 1923 durante il fascismo e nel 1953, la cosiddetta legge truffa, quindi non grandi ricordi) sopprimendo totalmente la volontà di miglioramento della stessa, in primis la minoranza del partito di cui lui è segretario (forse ogni tanto lo dimentica). Il premier ha sottovalutato totalmente il fatto che la legge elettorale sarebbe dovuta essere scritta con il contributo della più ampia maggioranza possibile di partiti, essendo di vitale importanza per un paese imagedemocratico e poichè, ovviamente, verrà cambiata solo fra un decennio (in media) o oltre. L’ampio dissenso di molti esponenti politici sfocerà, probabilmente, nella realizzazione di un referendum, unica opzione per poter modificare le parti, a parer loro (e mio), non condivisibili,; grazie al referendum potremmo capire se è veramente la legge italicum o, concedetemi la battuta, politicum. Quindi l’autoritarismo del presidente del consiglio nel porre la fiducia è direttamente proporzionale ad alcune parti del contenuto della legge, uguali al Porcellum o addirittura peggio. La prima cosa da notare è il ballottaggio: nel caso nessun partito arrivi al 40% al primo turno, nel secondo turno il secondo partito, che magari al primo non ha raggiunto neanche il 25%, puó arrivare al 54% dei seggi, la maggioranza dei seggi. Più che proporzionale è molto più vicino ad un presidenzialismo, a mio parere l’anticamera di un’autoritarismo che taglia la rappresentanza di una buona fetta di italiani, rischiando che le opposizioni perdano molto potere. Comunque anche il premio di maggioranza alla lista (e non più alla coalizione)  al 40% è sicuramente basso: se il problema era garantire la maggioranza un maggioritario corretto (magari 70% maggioritario e 30% proporzionale) sarebbe stato sicuramente più efficiente, ovviamente con soglie di sbarramento basse e con giusta rappresentanza dei partiti minori. L’abolizione in toto delle coalizioni vogliono chiaramente diminuire il potere delle liste più piccole. I capilista bloccati, che hanno la possibilità di candidarsi in più collegi, sono un altro punto dolente della legge: il 70% del parlamento sarà ancora formato da nominati, neanche una parola sulla possibilità di scegliere i collegi uninominali (il candidato andrebbe in parlamento se vince nel suo collegio) o le preferenze per tutti (che comunque hanno delle contraddizioni, anche se, di gran lunga, minori rispetto ai nominati senza primarie). Un’altra questione da rivedere è l’applicazione della nuova legge solo alla Camera, senza minimamente riflettere sul possibile fallimento del tentativo di riformare il Senato (anche quello di soli nominati). Sicuramente non è una legge che porterà con se autoritarsmi ma è altrettanto sicuro che la volontá del cittadino non sarà pienamente rispettata (premio di maggioranza e capilista bloccati). Gravi atteggiamenti e presunzione. Questo non è progresso, ma il solito – cambiare tutto, per peggiorare sempre-. Ora è auspicabile che un referendum possa migliorare ció che non va.

dalla parte del progresso AA99

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