Globalizzazione o neocolonialismo?

Oggi ci sentiamo spesso dire che le barriere dei singoli stati non esistono più, e a livello culturale ci sta, ormai tv, internet e social network ci collegano in un secondo con ogni parte del mondo; il cosmopolitismo puó essere sicuramente positivo: da questo ne derivano apertura mentale, progresso e cultura (per quanto riguarda i paesi “sviluppati”). Il lato negativo è quello dell’integrazione dei mercati senza regole comuni; dalla fine dell’ultimo secolo sono stati disincentivati i dazi doganali e le barriere economiche e si è puntato ad una specie di liberismo selvaggio mondiale, o meglio alla legge del più forte (i Paesi del Nord del mondo).  La maggior parte dei Paesi del Sud, incredibilmente poveri rispetto a quelli del nord, hanno continuato, nonostante l’indipendenza e la fine del colonialismo, a subire uno sfruttamento enorme e non hanno più avuto la possibilità di arricchire i propri cittadini o garantire un welfare adeguato: le multinazionali delicalozzano con facilità e, non essendoci regole comuni, spesso sono libere di sfruttare e sottopagare i dipendenti, talvolta anche bambini, destinati a lavorare senza alcuna tutela per sopravvivere. Niente sindacati e nessuna norma per la salvaguardia ambientale (infatti l’inquinamento è alle stelle in molti di questi stati). Con un semplice click si possono muovere ingenti capitali alla ricerca di vantaggi maggiori, rischiando ogni volta di mettere in crisi i paesi su cui si era investito. La situazione in questi paesi è disastrosa: non sono garantite sanità, istruzione e ogni tipo di servizio essenziale e ci sono guerre e fame. Ci fanno credere che la Cina sia un Paese uguale a quelli del Nord del mondo come benessere e i dati legati al Pil sono sempre anteposti a quelli della povertà, ancora elevatissima e le disuguaglianze e mancanza di pari opportunità (se nasci povero lo rimani) sono inaccettabili. I debiti dei paesi, soprattutto, dell’Africa, continuano ad aumentare a causa del rafforzamento delle monete dei paesi creditori e l’indebolimento delle loro (le misure per ridurlo offerte dalle potenze sono un taglio totale alla già minima spesa pubblica e, quindi, ai servizi). Tutto questo è inaccettabile e bisognerebbe subito fare tre cose per interrompere il destino oscuro degli abitanti di questi paesi: globalizzare i diritti fondamentali dei lavoratori (ogni dipendente deve avere un salario minimo e delle tutele, dei sindacati), cancellare il debito pubblico dei paesi in via di sviluppo (per dare la possibilità di sviluppo a chi non ne ce l’aveva) e globalizzare misure fondamentali di salvaguardia ambientale, per un futuro sostenibile. Ovviamente lo scopo non è colpire la ricchezza in generale ma è combattere disagio, fame, povertà ed è l’arricchimento su questi fattori che non deve essere consentito, e i paesi “forti” che traggono vantaggi da questa situazione non possono ancora voltare le spalle (cure mediche, cibo e istruzione non possono non essere garantiti!) . In una fetta di mondo ci sono bambini che non hanno diritto ad una vita degna e spesso anche il diritto alla vita stesso è a rischio e questo sarebbe evitabile, tutto dipende dalla politica e dalla buona volontà (forse purtroppo è solo un’utopia), in gioco c’è un mondo migliore per tutti.

dalla parte del progresso AA99

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