Civati, la sinistra che verrà e gli errori che non si dovranno fare

Giuseppe Civati, uscito dal PD del 6 Maggio, sta pensando di fare un nuovo partito e l’intenzione sarà concretizzata dopo le elezioni regionali, come da lui ribadito. Il nuovo partito sarebbe, a dir suo, non una semplice unione di gruppi, ma una nuova idea, una nuova sinistra di governo; sicuramente di questo gruppo che verrà farà parte sicuramente Sinistra Ecologia e Libertà, parte dei grillini espulsi e, magari, futuri fuoriusciti dal PD (i più probabili Fassina e D’Attorre, mentre Cuperlo, Mineo e il resto della minoranza sembra che siano intenzionati a restare a fare opposizione all’interno del gruppo). Un ruolo importante all’interno della lista che verrà sarà ricoperto dal volto nuovo Luca Pastorino, candidato in Liguria con la sinistra antirenziana, mentre gli interlocutori principali, se non partecipanti, potrebbero essere l’ex sindacalista Sergio Cofferati (che è entrato in contrasto con il Pd dopo la sconfitta e i brogli in favore della renziana Paita, sostenuta anche dal NCD, alle primarie per scegliere il candidato del centrosinistra in Liguria) e l’attuale segretario generale della Fiom e condottiero della cosiddetta coalizione sociale Maurizio Landini. Lo scopo del gruppo sarà recuperare gli elettori persi da tempo dal PD, oggi per lo più elettori del M5S, che aspettavano un partito a sinistra, o astenuti, oltre a strappare un buon 2%/3% al PD stesso; ad oggi possiamo dire che non è previsto un exploit in termini di consenso, anche se, ovviamente, è troppo presto, non essendo nato ancora alcunché (andando solo per ipotesi una lista SEL+Civati+espulsi dal M5S saremmo sul 6%/7%). Le proposte della lista, per ottenere consenso, dovranno essere nuove e valide e una delle prime cose da fare è la realizzazione di un piano di rilancio economico. Un ottimo punto di partenza è il programna delle primarie del PD del 2013 di Civati: la sua è una sinistra laica, antiproibizionista, ecologista e socialdemocratica e socioliberale in campo economico, assolutamente non radicale (Civati, infatti, viene dall’Ulivo e il suo punto di riferimento è ancora l’ex presidente del consiglio Romano Prodi). I punti principali saranno esattamente opposti a quelli del Nuovo Centrodestra: stop all’acquisto dei cacciabombardieri F35, legalizzazione delle droghe leggere, diritti civili, testamento biologico, lotta alla precarietà, ripristino dell’operazione mare nostrum, abbassamento dell’età pensionabili e fecondazione assistita (oltre alla tutela dell’ambiente, delle minoranze e ad un miglioramento del welfare). A livello economico invece l’augurio è che presenti piani di contrasto alla crescente disoccupazione e che non venga ripetuto l’errore di voler rappresentare solo i lavoratori dipendenti, escludendo medi e piccoli imprenditori (le medie e piccole sono infatti il 97% delle imprese italiane e rappresentano il motore dell’economia, e la forte tassazione sta spingendo alla chiusura, al fallimento o al dover licenziare per evitarlo), artigiani e partite IVA, una categoria non esclude l’altra, e che gli obiettivi presentati possano risultare una reale speranza di ripartenza, elencando, punto per punto, dove trovare le risorse e dove reinvestirle: taglio di Ires e Irap, taglio dell’Irpef per i primi due/tre scaglioni, reddito minimo garantito, revisione della spesa pubblica inefficiente, tobin e web tax, taglio alle pensioni d’oro, agli sprechi, ai costi della politica, sforamento del vincolo del 3% e investimenti in innovzione e sviluppo. Questi ultimi punti (il programma che mi augurerei) sarebbero sicuramente vincenti, soprattutto se coniugati ad un reale contrasto alle soffocanti politiche d’austerità europee. Questo partito non dovrà essere la nuova Syriza, che come vediamo in Grecia, anche a causa dell’UE che continua a soffocare la loro economia e la scarsità di risorse disponibili, non riesce a far cambiare verso alla Nazione, immobilismo comunque prevedibile visto le proposte assistenzialiste e sostanzialmente populiste, senza idee economiche troppo interessanti, non avrebbero comunque dato slancio al mercato interno greco, che è in continuo declino. La speranza, quindi, è una nuova sinistra che sia una vera alternativa a Renzi, che rappresenti chi non lo è oggi, cioè giovani, lavoratori, precari, piccoli imprenditori e disoccupati.

dalla parte del progresso AA99

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