L’Italia fuori dall’Euro: il catastrofico scenario

La situazione tragica della Grecia riapre il dibattito sulla moneta unica a livello europeo: i partiti nazionaliti, populisti e euroscettici tornano alla carica, accusando l’Euro come la principale causa dei problemi economici dei paesi in crisi e pensando che l’unica soluzione per la ripresa possa essere l’uscita dall’Eurozona. Per la maggior parte degli economisti italiani (Tito Boeri, Visco e Bini Smaghi tra gli altri) l’uscita dall’Euro sarebbe il colpo finale per la nostra economia. M5S, Lega e Fratelli d’Italia, dichiaratamente a favore del ritorno alla lira, citano spesso, come fonti più che autorevoli, alcuni premi nobel per l’economia (come Stiglitz) o altri famosi economisti (Fitoussi in primis) anche se, in realtà, questi personaggi hanno contestato, fin dall’inizio, il fatto che l’integrazione monetaria fosse stata troppo rapida rispetto all’integrazione politica e bancaria e, inoltre, le loro critiche si concentrano soprattutto sui vincoli troppo rigidi e il mancato intervento dell’UE in aiuto dei paesi più in difficoltà economica, ma non vedono come ricetta infallibile per ripresa quella dell’uscita, di un singolo stato, dalla moneta unica. Lo scenario di un’uscita dell’Italia dall’Euro sarebbe per molti economisti (secondo Romano Prodi, fautore della moneta unica, sarebbe un suicidio) simile a questo: nel periodo di transizione, che non può essere immediato, vi sarebbero forti spinte alla fuga di calitali all’estero dettate dalla paura di vedere i propri risparmi convertiti in una moneta destinata a svalutarsi; nell’immediato l’impatto sul mercato della nuova (in realtà vecchia) moneta svalutata incrementerebbe la competitività, ma nel medio periodo il tutto sarebbe compensato dall’aumento dell’inflazione, così come la monetizzazione del debito pubblico porterebbe ad un aumento della quantità di moneta, che produrrebbe un ulteriore appesantimento dell’inflazione; inoltre se i titoli pubblici nella nuova lira, svalutata, emessi sul mercato internazionale, non potessero essere ridenominati, il debito pubblico crescerebbe, perché parte di esso resterebbe in euro e si rivaluterebbe rispetto alla moneta italiana; anche le importazioni diventerebbero più care e aumenterebbero i prezzi interni e le aziende si preoccuperebbero più della competizione con quelle estere, a scapito della produttività. Per questi e altri motivi di natura economica l’uscita dall’Euro dell’Italia genererebbe uno scenario nettamente peggiore di quello attuale. Il vero  cambiamento, infatti, deve partire dall’Unione Europea; il vero problema sono i vincoli ferrei e l’incompletezza del processo d’integrazione, le idee primordiali della costituzione europea e della creazione Stati Uniti d’Europa non sono portata avanti da troppo tempo, e la solidarietà verso i paesi più in crisi deve essere alla base di qualsiasi unione. La BCE dovrebbe diventare come la Federal Reserve, in grado di concedere prestiti d’ultima istanza, e, cedendo più sovranitá dalle banche nazionali, rilanciare l’economia, partendo dai paesi con più disoccupazione e con il debito pubblico più alto, attraverso investimenti diretti mirati. Bisognerebbe ritornare a parlare di Eurobond, in grado di alleggerire il peso dei debiti pubblici, che verrebbero messi in comune, di vari paesi. Bisogna, insomma, ripartire dall’idea di Altiero Spinelli di un’Europa libera e unita (manifesto di Ventotene).

dalla parte del progresso AA99

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