L’arroganza del partito della nazione

Il Partito Democratico conquista, in queste elezioni, cinque regioni su sette. Quindi vittoria netta per il partito di Renzi? Il primo dato da analizzare, molto preoccupante, per poter rispondere all’interrogativo è il crescente astensionismo: l’affluenza (solo 53,9%) è scesa del 10% rispetto alle ultime elezioni regionali, svolte nel 2010, e in calo del 5% rispetto alle europee dello scorso anno. Si puó, quindi, sintetizzare in un numero maggiore di italiani che continua a perdere fiducia nella politica e anche nello stesso PD. La seconda serie di dati è un consenso nettamente inferiore rispetto alle europee nei confronti del partito di Renzi: nel 2014 il PD in Veneto conquistó il 37,5% dei voti, alle regionali del 2010 il 29,1%, mentre oggi con il resto del centrosinistra raccimola appena il 22%; in Liguria, terra tradizionalmente vicina a PCI, PDS e DS, si passa dal 41% del 2014 e dalla netta vittoria di Burlando nel 2010, al 28%; in Toscana passa dal 56% del 2014 e dal 59% del 2010 al 48% e ugualmente perde consensi tra i 5 e i 10 punti nelle altre regioni (in Puglia le liste per Emiliano presidente hanno avuto maggiore peso rispetto alla lista del PD, al 18%, così come in Campania la lista del premier ha ottenuto il 19%). Ricapitolando il Partito Democratico perde ben 2 milioni di elettori (!!!) rispetto al 2014 in queste sette regioni. Si può rispondere tranquillamente all’interrogativo iniziale che il premier dovrebbe comunciare a riflettere, poichè la sinistra che fa la destra perde e il governo esce sicuramente indebolito da questa tornata elettorale. La speranza del grande cambiamento gli elettori del PD la stanno perdendo, infatti, sicuramente, al crollo dei consensi del partito che guarda a destra hanno avuto un grande peso riforme del tutto anomale sia al programma del PD per le elezioni del 2013 sia a quello dello stesso Renzi per le primarie, grazie alle quali è stato eletto segretario. L’acceso scontro con i sindacati, il manifesto antiambientalista del decreto Sblocca Italia, la pessima legge elettorale e, infine, la Buona Scuola (che buona non è) insieme alla frattura con la sinistra e la minoranza del PD, senza miglioramenti radicali dal punto di vista economico e dal punto di vista di efficienza e benessere dei cittadini hanno portato ad un netto calo nella fiducia nel governo e in quel partito che Renzi vorrebbe di centrodestra. Tutta l’arroganza del partito della nazione è dimostrata nel duro attacco della sconfitta candidata alla presidenza della Liguria Raffaella Paita, che accusa Pastorino, Civati e la sinistra di aver consegnato la regione tipicamente rossa nelle mani del centrodestra. Sappiamo bene che, invece, gli elettori di Pastorino non avrebbero votato la candidata del PD, se non in minima parte, vista la non sovrapponibilità dei due schieramenti (probabilmente avrebbero preferito Alice Salvatore, del M5S o non si sarebbero recati alle urne); l’errore grande è stato il fatto di non aver accettato compromessi con la minoranza di sinistra, preferendo il sostegno alla renziana Paita del Nuovo Centrodestra alle primarie (dopo i brogli sempre a vantaggio della candidata renziana). I due più grandi tonfi del PD, infatti, sono stati in Veneto e, appunto, in Liguria, guarda a caso proprio dove le candidate erano le più vicine a Renzi, e meno al territorio e alla sinistra. Da queste regionali capiamo che l’autoritario Renzi e il suo partito della nazione non piacciono, altrettanto le leggi, certamente non di sinistra, realizzate negli ultimi mesi. Purtroppo l’unico ad aumentare i consensi da questa situazione è il nazionalpopulista Salvini, visto che in sua contrapposizione manca un solido centrosinistra; Civati saprà colmare questo vuoto? L’augurio per chi vuole un cambiamento con la sinistra (quella vera) è nella nascita di un partito che li rappresenti in pieno.

dalla parte del progresso AA99

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