Dispersione record: la scuola inclusiva che non c’è

L’Italia è tra i primi posti in Europa per dispersione scolastica, il 17%(!!) dei ragazzi (con punte del 30% in alcune zone del Sud), infatti, sono fermi al diploma della scuola media (in Francia e Germania la dispersione è circa al 9%) ma i fondi per il suo contrasto continuano ad essere tagliati (da 53 milioni nel 2009 ad appena 18 milioni scarsi stanziati l’anno scorso). Il problema è veramente serio e dimostra che la scuola italiana non è inclusiva: la maggioranza di coloro che interrompono la frequenza scolastica si verifica in seguito a bocciature (in particolare se nei primi due anni di scuola superiore) oppure perchè sono ragazzi disagiati, con problemi familiari. In Italia, infatti, è assente una stretta collaborazione scuola-famiglia, fondamentale in tutti gli altri paesi occidentali, ed è molto limitato l’intervento di insegnanti di sostegno (per l’assenza di fondi) o un concreto aiuto ai ragazzi in difficoltà o con materie insufficienti. Dobbiamo renderci conto che la scuola è fondamentale anche per il delicatissimo compito educativo. I semplici cinque minuti di colloqui o le due lezioni di recupero non bastano, ora bisogna realizzare piani formativi a misura di studente, per quanto riguarda quelli più in difficoltà, o politiche d’integrazione per quanto riguarda gli studenti stranieri. La scuola (per responsabilità della politica) non puó più permettersi di lasciare indietro il 17% degli studenti e i fondi strutturali per il contrasto alla dispersione scolastica devono aumentare: ogni scuola dovrà avere psicologi, esperti e insegnanti di sostegno in numero maggiore; ogni mese i genitori dei ragazzi più in difficoltà saranno chiamati a colloqui di 15-20 minuti con gli insegnanti, con il fine dell’aiuto al ragazzo; si dovrà prestare più attenzione agli studenti con materie insufficienti, impiegando più ore dedicate al solo recupero o al potenziamento per chi non ne ha bisogno; si dovrà facilitare il processo di cambio indirizzo o scuola nei primi due anni di scuola secondaria. Questo spero potrà essere attuato a breve, affinchè la scuola possa essere realmente inclusiva e capace di rispondere alle difficoltà, e gli inquietanti dati sulla dispersione potranno radicalmente  migliorare. Ne “La buona scuola”, purtroppo, c’è solo qualche accenno alla lotta alla dispersione scolastica, senza l’attuazione di un reale piano o l’aggiunta di risorse e impegno per il suo contrasto. La speranza è che il prima possibile il governo intervenga anche su questo fronte, che rappresenta un reale problema, oltre a preoccuparsi di trasformare i presidi in imprenditori. L’istruzione deve tornare ad essere la prima ruota del carro della politica, perchè ora per la trascuratezza riguardo i reali problemi (sempre in riferimento alla Buona Scuola) ci stanno rimettendo studenti e insegnanti.

dalla parte del progresso AA99