I giovani precari che pagano le pensioni d’oro

Dopo la sentenza della corte costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il blocco della perequazione delle pensioni (o del blocco della rivalutazione, come dir si voglia), si è riaperto un dibattito generale sulle pensioni, dalle critiche al governo per aver deciso di non rimborsare tutto a tutti alle critiche alle pensioni d’oro. Su quest’ultimo argomento i parlamentari sembrano tutti d’accordo sul mettere mano, ma, come la maggior parte delle proposte, viene ripetuta per guadagnare consenso senza mai concretizzare l’intenzione. La classe politica dovrebbe partire dall’abolizione del proprio vitalizio, sempre difeso con la scusa del diritto acquisito (ricordate il recente rifiuto dell’ex demoproletario Capanna a decurtarselo solo del 10%, la scusa è sempre quella). Esiste una pensione addirittura di 91 mila euro mensili (più di 1 milione annuale!!!). Le pensioni superiori a 5000 euro pesano per più di 15 miliardi sul sistema pensionistico, considerando invece tutti gli assegni sopra i 3000 questi pesano per 45 miliardi, e in media i medesimi pensionati ricevono quasi il 40%-50% in più rispetto a quanto versato, questo a causa del sistema retributivo. La pensione con il metodo retributivo era calcolata in misura percentuale, in rapporto alla media di retribuzione percepita solo durante gli ultimi anni di lavoro (e sappiamo che i salari percepiti negli ultimi anni di carriera lavorativa sono mediamente maggiori) e, purtroppo, si è capito troppo tardi che forse era un privilegio (infatti è stato sostituito totalmente con il metodo contributivo, con cui si riceve, come pensione, quanto percepito in media durante tutti gli anni lavorativi). Sono i giovani, quei pochi che hanno lavoro, spesso precari, che oggi pagano e pagheranno ancora a lungo le pensioni; soprattutto sui loro contributi pesano quelle da 50-60 mila euro mensili e di questi spesso era stato versato solo il 60%, come spiegato sopra, a causa del pessimo sistema retributivo, che ha, peraltro, contribuito all’ingigantirsi del debito pubblico. Il problema serio è che questi ragazzi non possono avere la certezza nemmeno di averla mai una pensione. La soluzione per eliminare gli sprechi e le ingiustizie derivate dal sistema retributivo  è, come proposto (e speriamo in una contrerizzazione) dal presidente dell’INPS ed economista Tito Boeri (che si è scontrato sul tema con Damiano, parlamentare del PD ed ex ministro del lavoro, che invece ritiene che le pensioni calcolate con il sistema retributivo non siano, in alcun caso, un privilegio), il ricalcolo con il sistema  contributivo di tutte le pensioni sopra i 3500 euro. Questa operazione (unita ad un contributo di solidarietà sulle pensioni maggiori, all’abolizione dei vitalizi e alla revisione delle “baby pensioni”) farebbe risparmiare all’INPS circa 6-7 miliardi in un anno, che dovrebbero poi essere immediatamente reinvestiti per abbassare l’età pensionabile, che oggi, essendo troppo alta per scarsità di risorse previdenziali, preclude lo sblocco di nuovi posti di lavoro e del turnover, e per rimborsare una parte dell’incostituzionale blocco della perequazione delle pensioni (e se avanzassero risorse si potrebbe anche ridurre la percentuale sulla retribuzione degli oneri contributivi, o per dirla in politichese, si potrebbe tagliare il cuneo fiscale). Leggendo il piano di spending review di Cottarelli si scopre che si potrebbero, secondo l’economista, recuperare addirittura più di 300 milioni di euro solo revisionando le pensioni di guerra. Quindi sulle pensioni d’oro e sui vitalizi la politica deve mettere mano, non facendo ricadere il loro peso su chi una pensione potrebbe non averla mai.

dalla parte del progresso AA99