Detassazione: solo un miraggio per piccole e medie imprese e artigianato

La somma dell’effetto di Expo, giubileo, costo del petrolio ai minimi, quantitative easing di Draghi, svalutazione dell’Euro vale un punto di pil e per il governo Renzi il presentarsi di queste situazioni favorevoli all’economia italiana è una fortuna sfacciata, visto che, in realtà, le politiche attuate da questo hanno portato ad una crescita minima. Il total tax rate rimane al 62% (somma di tutte le imposte e contributi a carico delle imprese) e in alcune realtà raggiunge il 75% (Reggio Calabria e, leggermente meno, Bologna ): medie, piccole e micro imprese, che rappresentano il 97% delle aziende italiane, dovranno lavorare fino al 20 di agosto solo per pagare le tasse (a Reggio Calabria fino al 29 di settembre!!), sei giorni in meno rispetto allo scorso anno solamente grazie all’unica misura di detassazione attuata (insieme alla decontribuzione per gli inprenditori che offrono occupazione, ma molti non possono assumere perchè nel loro settore non c’è abbastanza lavoro e non necessitano di ulteriori dipendenti oppure perchè non possono investire, non avendo sufficienti risorse), cioè la riduzione dell’Irap (dal 3,9% al 3,5%). Il premier Matteo Renzi promette un’ulteriore riduzione della tassazione sul lavoro ma, in realtà, il rischio maggiore è di un suo aumento, infatti se non si dovvessero trovare i 16 miliardi (improbabile visto che il governo dovrà trovare altri 2/3 miliardi per rimborsare una piccola parte delle pensioni toccate dal blocco della perequazione e dovrà attendere l’approvazione dello split payment da parte dell’UE) previsti, dal prossimo anno, scatteranno le clausole di salvaguardia, che rappresenterebbero la mazzata finale sulla minima ripresa che stiamo vivendo, ciò significa 12,4 miliardi di tasse in più nel 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e addirittura 21,4 miliardi nel 2018, a causa dell’aumento dell’aliquota IVA dal 22% a oltre il 25%  in tre anni e di quella al 10% fino al 13% in due anni (ammazzando i consumi), dell’accisa sul carburante e dei nuovi tagli a detrazioni e deduzioni. Prima del 2016 il rischio è un aumento anche degli acconti Ires e Irap, per evitare l’aumento dell’accisa sulla benzina, che sarebbe scattata automaticamente il primo giorno di luglio, a causa del buco di 728 milioni creato dalla bocciatura del reverse charge sulla grande distribuzione da parte dell’UE, e ciò ricadrà tutto sulle spalle di medie e piccole imprese. Dal prossimo anno peraltro sarà innalzata l’aliquota contributiva dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS dal 27% al 28%, poi al 29% nel 2017 e molto probabilmente cresceranno ancora addizionali e tasse degli enti locali. Per fare ripartire definitivamente l’economia bisognerebbe mettere al primo posto dell’agenda del governo la detassazione sul lavoro (e anche fare un piano di piccole opere di manutenzione di scuole e edifici pubblici o legati alla riqualificazione energetica della PA) per far ripartire gli investimenti, che è nell’interesse di tutti, anche se, per ora (e speriamo solo per ora) la riduzione della pressione fiscale per artigiani, lavoratori autonomi, piccoli e medi imprenditori rimane un miraggio.

dalla parte del progresso AA99

Annunci