La pessima trovata di alzare il limite del contante

Secondo il ministro dell’Interno Angelino Alfano il Governo promuoverebbe iniziative di centrodestra: per una volta non si può che essere d’accordo!

Martedì è stata approvata alla Camera l’importante (e sacrosanta come primo passo verso l’inclusione sociale) legge sulla cittadinanza italiana ai nati da immigrati nel nostro Paese, cioè lo Ius Soli “temperato”, ma è stato anche (e soprattutto) il giorno della nuova trovata del premier Matteo Renzi, guarda a caso totalmente anomala alla tradizione del centrosinistra, di aggiungere alla Legge di Stabilità l’aumento della soglia dell’uso del contante da mille a tremila euro, soddisfacendo la richiesta dell’alleato Nuovo Centrodestra (stessa proposta fatta anche da Forza Italia e altre liste di destra).

“Gli altri paesi europei hanno la soglia più alta!” Questa era l’obiezione più comune del fronte contrario al tetto finora in vigore, molto debole e superficiale in quanto l’Italia non può essere paragonata alla maggioranza degli altri paesi, trovandosi sul podio europeo per evasione fiscale e corruzione, che equivalgono rispettivamente alle cifre monstre di 120 e 60 miliardi di euro annui (180 miliardi che ricadono sulle spalle degli onesti), infatti il “nero” vale circa il 17% del totale del nostro PIL; inoltre è del tutto errato il riferimento al “tetto” francese fatto dal Presidente del Consiglio per dare credito alla proposta che sarà a breve concretizzata, poichè nella medesima nazione la soglia è stata fissata (regola entrata in vigore a Settembre) a mille euro. Chiaramente contraria alla nuova norma la senatrice democratica Maria Cecilia Guerra, vice-Ministro del Lavoro del Governo Letta, la quale spiega che aumentare la soglia dell’uso del contante equivarrà a favorire evasione, corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio, anzichè contrastarli con decisione (come ci direbbe il buonsenso), e rappresenterà una grave regressione su un tema così importante. Sulla linea della compagna di partito troviamo Pierluigi Bersani, che boccia totalmente la mossa del Governo, ritenendo che non possiamo prendere la stessa medicina di un paese che non è malato e che il rischio di incentivare i consumi in nero è certificato, in primis, dall’Agenzia delle Entrate. Oltre a ciò va aggiunto che non c’è alcuna prova che la novità possa favorire i consumi in quanto, oggi, la carta di credito non può rappresentare un ostacolo per coloro che devono effettuare un acquisto da migliaia di euro (verrebbero dei dubbi se lo fosse) e poi sorge spontaneo un interrogativo: quante persone girano con una tale cifra in tasca? L’aspettativa delusa di una nuova e potente strategia sul fronte del contrasto all’evasione aveva fatto già discutere ad Agosto ma, ora, questa trovata vede tutto il fronte socialdemocratico decisamente contrario, dalla minoranza dem in toto (D’Attore sempre più vicino alla scissione) ai soggetti a sinistra del partito di Renzi, insieme ad importanti economisti, come il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, e alle associazioni Federconsumatori e Adusbef, le quali definiscono l’ipotesi di triplicare il tetto del tutto immotivata e fuori luogo. Sicuramente sarebbe andata a vantaggio di tutti i cittadini e dell’Erario, invece, una scelta che andasse nella direzione opposta, cioè l’abbattimento dei costi delle transazioni finanziarie attraverso carta di credito, per incentivare il suo utilizzo, e l’introduzione di forti agevolazioni fiscali per i commercianti che utilizzano il POS (per contrastare l’evasione si sarebbe dovuto riaprire anche il capitolo “contrasto d’interessi”).

La norma, quindi, rischia di diventare un grande favore agli evasori e se la tattica fosse proprio cercare consenso tra questi, e non si stesse trattando di una mossa soltanto ingenua, il disgusto sarebbe immenso. Questa pessima modifica si aggiunge ad una serie incredibile di riforme più che discutibili, sperando che la lista non culmini con quella che sarebbe l’agghiacciante decisione di dare via libera alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina; Alfano e Verdini se la ridono, perchè sanno bene che Renzi ha spazzato via il centrosinistra e l’ha ridotto ad un piccolo gruppetto di parlamentari.

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Gli stupidi sprechi d’oro made in Italy

Tra la miriade di sprechi miliardari dello Stato su cui non è mai stata fatta spending review (mentre si è preferito tagliare selvaggiamente sui servizi pubblici e sugli enti locali) ce ne sono alcuni facilmente individuabili e “tutti italiani” che rivelano evidentemente l’incompetenza diffusa della nostra classe dirigente. Il primo spreco incredibile riguarda il premio produttività offerto all’esercito dei 48000 manager pubblici: mentre in Inghilterra (e similmente negli altri paesi del nord Europa) solo il 25% dei manager raggiunge il premio produttività, legato al raggiungimento di obiettivi meritocratici, in Italia quasi la totalità dei manager pubblici lo riceve (oltre a stipendi per lo più esorbitanti), in quanto gli obiettivi corrispondono, ad esempio, al numero degli atti firmati, alla disposizione delle scatole della documentazione o al numero dei consigli indetti (totalmente slegati dal merito e facilissimi da raggiungere). Questa anomalia è stata approfondita nella trasmissione, condotta da Milena Gabanelli, Report a fine dello scorso Aprile, in cui è stato rivelato che il totale dei premi produttività ammonta a 800 milioni di euro l’anno e di questi almeno 600 sarebbero letteralmente regalati. Addirittura è stato scoperto che in Piemonte uno dei criteri per raggiungere il bonus corrispondeva al dovere del manager di far visitare agli altri dipendenti pubblici l’interno di un palazzo comunale in costruzione. Dopo questa centinaia di milioni buttati dalla finestra non si può che alzare l’asticella dello spreco, passando alla spesa d’affitto evitabile per le sedi amministrative statali. Nonostante abbia patrimonio immobiliare inutilizzato in abbondanza (al 2007 erano migliaia gli edifici pubblici caduti in disuso, oggi sicuramente di più, che peraltro, senza considerare quelli di proprietà dei comuni, se fossero stati valorizzati avrebbero fruttato oltre 5 miliardi di euro), la Pubblica Amministrazione italiana è stata in grado di affittare oltre 11000 immobili di proprietà di terzi per una spesa complessiva di un miliardo e duecento mila euro l’anno (al netto delle spese per la manutenzione, cioè altri 300 milioni). Al primo posto di questa non invidiabile classifica degli sprechi più evidenti del nostro Stato si trova sicuramente la grandissima capacità made in Italy di non spendere miliardi di finanziamenti europei, o farlo male. Per la Programmazione a sostegno dello sviluppo economico e dell’occupazione 2007-2013 sono stati messi a disposizione dai Fondi strutturali (la maggioranza arrivano dall’Unione Europea, il resto è cofinanziato) 47 miliardi di euro, per ora ne sono stati spesi solo 35, cioè il 74%; i 12 miliardi inutilizzati (10 miliardi per il rilancio del Sud) dovranno essere spesi da Stato e regioni, e essere redicontati, entro fine anno, in caso contrario risulteranno persi (dovranno tornare a Bruxelles). Difficilmente verranno spesi tutti (oppure lo saranno senza criteri per non perderli) in soli sei mesi visto che negli ultimi due anni ne sono stati utilizzati rispettivamente 5,7 miliardi e 7,5 miliardi, molti di questi sperperati e investiti per la realizzazione di opere incompiute. L’Italia è, purtroppo ma inevitabilmente, tra gli ultimi tre o quattro paesi europei per efficacia nella spesa delle risorse. Questi tre sprechi sono, come scritto in precedenza, solo alcuni su cui bisognerebbe mettere mano immediatamente (anche se sui fondi europei la gestione talmente mediocre negli anni precedenti impedisce rimedi in extremis). La nostra classe dirigente dovrebbe sapere che ogni spreco, piccolo o grande che sia, ogni privilegio insostenibile in questo momento di lunga e grave crisi (le centinaia di milioni per le auto blu o gli almeno sette miliardi per pensioni d’oro e vitalizi) e ogni sussidio inutile (quelli per le trivellazioni in primis) ricade sulle spalle dei cittadini italiani in imposte e il dovere di tagliarli radicalmente, senza toccare servizi pubblici o ammortizzatori sociali, deve essere al primo posto. Spending review , ci auguriamo per ora, bocciata.

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