La nuova sinistra

Civati subito dopo l’uscita dal PD, nel mese scorso, ha subito espresso l’intenzione di collaborare con Sinistra Ecologia e Libertà e le altre forze di sinistra alternative a Renzi per realizzare un progetto comune. Poi alla fine di maggio ha lanciato il movimento Possibile, che nel database conta già 50 mila seguaci e da domenica darà il via ai tesseramenti e alla creazione dei comitati territoriali; il simbolo del movimento è un uguale con sfondo rosa, chiarissimi riferimenti all’uguaglianza e alla lotta alle discriminazioni, mentre le proposte combaceranno, per lo più, con quelle presentate per le primarie per la segreteria del Partito Democratico del 2013. La fondazione di Possibile non rappresenta un’ulteriore frammentazione della sinistra, infatti il movimento nasce con il primo obiettivo di rappresentare un’alternativa di sinistra a Renzi, con idee precise e progetti di partecipazione ai temi più delicati di simpatizzanti e iscritti, e il secondo è il sogno di Civati, cioè quello della creazione, come da lui ribadito più volte, di un Ulivo 2.0 (per intenderci non un semplice raggruppamento radicale da 3%, ma un’idea più ampia che parta da un progetto comune, ambizioso e che peschi in tutto il centrosinistra, in quanto i mal di pancia, o meglio i mal di Renzie, sono diffusi) insieme a SEL, ai Verdi-Ecologisti, Alternativa Libera degli ex grillini e magari anche ai Radicali, con i quali Civati sta collaborando su temi riguardanti l’accoglienza degli immigrati e i campi nomadi a Roma; sarà pronta al dialogo con sinistra del PD, con Coalizione Sociale di Landini (se dovesse restare fuori dalla politica) e con il M5S, soprattutto per quanto riguarda ambiente, diritti civili e antiproibizionismo (sempre se anche dall’altra parte ci fosse, anche se risulterebbe ad oggi molto complicato, almeno una minima apertura al dialogo su proposte comuni). Secondo il segretario di SEL Nichi Vendola questa nuova formazione politica nascerà entro l’autunno. Non potendo sapere quanto consenso potrebbe raccogliere (è sempre dietro l’angolo una nuova scissione tra i Dem, i più probabili ad abbandonare il gruppo rimangono Fassina, D’Attorre, Puppato e Cuperlo) possiamo immaginare che oggi un’unione tra questi schieramenti varrebbe almeno il 6,5/7%, ma l’intenzione, oltre quella di attrarre consenso dai delusi da Renzi, è quella di riportare a sinistra i voti al M5S degli ex PD. L’augurio è che la classe dirigente sia formata in maggioranza da giovani e che i vari Elly Schlein, Pastorino (entrambi usciti dal PD), Furfaro e Fratoianni possano essere i primi esponenti della novità a sinistra, mossa che si potrebbe rivelare vincente. Gli ideali, invece, che la nuova sinistra dovrà mettere al centro saranno quelli che ha trascurato o maltrattato il governo Renzie, cioè ambientalismo, socioliberalismo/socialdemocrazia, laicità e antiproibizionismo e dovrà rappresentare emarginati e esclusi, precari, giovani, insegnanti e studenti (visto la schifezza della Buona Scuola), lavoratori dipendenti e autonomi, piccoli imprenditori e artigiani (le PMI rappresentano il 97% delle aziende e sono il motore economico del Paese) dando voce a chi non ce l’ha o gli è stata tolta negli ultimi anni di crisi e, in ambito economico, unendo lotta alla povertà e alle insostenibili politiche europee di sola austerity a piani concreti e ambiziosi per la crescita e per la definitiva ripresa economica e occupazionale (innovazione, piani straordinari di piccole opere pubbliche di manutenzione e taglio delle imposte sui redditi medio-bassi e sulle medie e piccole imprese). Seguire i modelli Syriza e Podemos, invece, si rivelerebbe un’arma a doppio taglio: la lotta all’austerity è assolutamente auspicata e condivisibile mentre le ricette economiche proposte da questi due partiti sono in parte populiste e radicali (e, aggiungerei, io di dubbia efficacia) e in Italia più che avvicinare l’elettore, potrebbero allontanarlo (la nostra politica prevede che l’alternativa al populismo di destra non sia quello di sinistra, che non la caratterizza affatto, ma sia solo il buon senso). Le lancette del grande orologio della sinistra, bloccate dalla sconfitta (in realtà non vittoria) di Bersani alle elezioni politiche del 2013, potranno ricominciare a girare e la speranza di cambiamento senza Renzi e con Civati sarà forse quasi impossibile, ma qualcosa di incredibile e inimmaginabile si può sempre verificare… Sì, è Possibile!

dalla parte del progresso AA99

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