Grexit sempre più vicino, per l’UE sarebbe un fallimento

Entro giovedì dovremmo conoscere il futuro della Grecia: sarà ancora all’interno della moneta unica? In caso dovesse saltare definitivamente il negoziato con i creditori per il paese ellenico sarebbe default. Il capo del governo, e primo esponente di Syriza, Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yanis Varoufakis continuano a rifiutate le proposte di Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale (il più intransigente) e Banca Centrale Europea poichè vorrebbero dire nuovi tagli ad un welfare già quasi distrutto, quindi, anche alle pensioni, e aumenti alle imposte, riduzione dei salari e del disavanzo primario del Paese, riproponendo il piano fallimentare della troika (nel 2012 il memorandum salvò dal default ma lega le mani ai greci fino al 2050), così come vengono rifiutate dalla parte opposta le controproposte (i greci accetterebbero la metà delle richieste in cambio della ristrutturazione del debito). La non solidarietà dei tedeschi è del tutto espressa dal fatto che più della metà dei cittadini e oltre il 40% dei manager vorrebbe la Grecia fuori dall’Eurozona (forse anche il ministro Schaeuble, che si è molto irrigidito dopo il rifiuto greco alle sue ultime proposte) e dicono un no secco ad ogni nuovo piano di aiuti agli elleni, nonostante sarebbero in cambio di garanzie e forti sacrifici per continuare a saldare i debiti (Varoufakis e co. dovranno reperire quasi 27 miliardi nei prossimi sette mesi). L’uscita dall’Euro obbligata (se non si flessibilizzano le richieste la scelta sarà tra l’impoverire i cittadini greci immediatamente o l’impoverirli maggiormente nel tempo) significherebbe l’aggravarsi nel medio periodo di una situazione disperata, visto il vortice inflazione-svalutazione in cui entrerebbe la “riscoperta” Dracma e le risorse completamente finite. Secondo lo statunitense premio Nobel per l’economia nel 2001 Joseph Stiglitz “Grexit” indurrebbe una reazione a catena per cui le prossime ad essere soffocate da una maggiore austerità e su cui comincerebbero le speculazioni sarebbero Spagna e Italia (comunque più ricche, e in condizioni di ripresa, seppur minima e poco sentita) ed è un’errorre clamoroso quello commesso dall’UE di riproporre il piano fallimentare di sola austerità imposto dalla Troika, le cui misure hanno fatto contrarre del 25% il PIL greco e non hanno portato ad alcun risultato, se non quello di sopprimere e uccidere un’economia nel nome del rigore. Insieme a molti altri economisti, intelletuali e politici, come Piketty e D’Alema, Stiglitz ha firmato un appello, pubblicato sul Financial Time, che chiede all’UE di evitare, a tutti i costi, l’uscita della Grecia dall’Euro, che ha “sapore” di fallimento della stessa unione monetaria, e la sollecita a cambiare strategia e direzione, per dare la possibilità ai paesi più in difficoltà di crescita e ripresa economica, attraverso una condivisibilissima riforma dell’Eurozona che allenti l’austerity, dia la possibilità di emettere Eurobond ai paesi europei e alla riorganizzazione della BCE, affinchè si ponga come obiettivi, non solo la stabilità dei prezzi (come accaduto finora), ma qualche occupazione e, appunto, crescita; le altre importanti proposte spiegate nell’appello sono l’unione bancaria, garanzie uniche sui depositi e una politica industriale integrata. Sicuramente in passato  chi ha guidato la Grecia ha commesso degli errori gravissimi nella gestione del bilancio e nelle politiche economiche per arrivare ad un rapporto debito/pil a circa il 180%, però se dovvesse accadere l’insperato sarà l’Unione Europea a dare il colpo finale all’economica ellenica, le responsabilità maggiori saranno le sue, delle sue politiche di sola e spietata austerità in cui la solidarietà (su cui dovrebbe essere fondata) è sempre al secondo (terzo, quarto…) posto (probabilmente l’unione monetaria è arrivata troppo presto rispetto ad un’integrazione su molti altri aspetti, come l’unione bancaria) e gli interessi delle nazioni più potenti al primo, mentre in molti campi il Parlamento europeo ha pochissimo peso (l’attualissimo tema dell’emergenza immigrazione ne è la dimostrazione) . La colpa non potrà essere accollata all’irresponsabile, così definito da alcuni creditori, Tsipras, arrivato al timone di una nave ormai quasi del tutto affondata ed era inevitabile il fatto che non avrebbe potuto realizzare la maggior parte delle proposte fatte in campagna elettorale (che possiamo definire parzialemte populiste). L’Unione Europea deve invertire la rotta, puntando a integrazione, politiche espansive e solidarietà, così come dovrà essere riformata la BCE, esattamente come proposto da Stiglitz e co. Non è giusto che la Grecia per salvare la parte di nave ancora a galla, debba dire addio alla parte affondata (gli statali che non sono stati colpiti dallo sciame di licenziamenti degli ultimi anni vengono pagati con ritardi di mesi e mesi, molti lavoratori sono stipendiati in buoni pasto e uno su tre prende 300 euro al mese, la povertà è sempre crescente, le pari opportunità non garantite, la sanità è stata privatizzata, tutto ciò per pagare i debiti e sopravvivere). L’Europa che vogliamo è diversa, è vicina ai cittadini, unita e democratica.

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