Non dimentichiamo

Oltre 17 milioni di vite spezzate tra ebrei, rom e sinti, omosessuali, slavi, oppositori politici, disabili, testimoni di geova e prigionieri di guerra. Riflettiamo e non dimentichiamo, questo e tutti gli altri atroci stermini della storia, poichè la memoria rende liberi; anche oggi abbiamo la necessità di mettere al centro un concetto basilare, cioè l’umanità, da opporre ai sempre crescenti odio e razzismo, linfa vitale di chi, in modo becero e vigliacco, lotta contro i più deboli e rende, tuttora, capro espiatorio le minoranze.

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La becera intolleranza di Orbán

In Siria ci sono migliaia di persone che ogni giorno si preparano a scappare dalle bombe, dal terrorismo, da una guerra che ha fatto più di 200 mila vittime e da uno scenario che cancella totalmente il termine “futuro”; sono state costrette a fuggire, dal 2011, circa nove milioni di persone, disperati, tra questi tantissimi bambini e adolescenti, con la speranza di arrivare sani e salvi a destinazione e di una vita serena altrove.

Gli accaduti dei giorni scorsi in Ungheria e le decisioni prese dal presidente di estrema destra Viktor Orbán, pensando al sanguinoso e lugubre scenario da cui scappano i siriani, risultano incredibilmente disumane, fondate su una pura intolleranza e su beceri neonazionalismo e xenofobia. Sconvolgente che centinaia di profughi, nelle ultime ore, non essendogli stato riconosciuto tale status, siano stati arrestati per clandestinità (ritenuti criminali per essere scappati da una guerra?!), così come l’annuncio dello stesso Orbán (che sta mettendo in pratica, purtroppo, ciò che ha dichiarato lo scorso anno, cioè che non riconosce più come fondamentale risultare una democrazia liberale) di costruire un altro muro al confine con la Croazia. Intanto continuano l’uso della forza e di spray urticanti da parte delle forze armate sui profughi, bambini inclusi, che protestano (peraltro letteralmente e barbaramente trattati come bestiame, essendo stati costretti, qualche giorno fa, ad accalcarsi per prendere al volo due o tre pezzi di pane lanciati dall’esercito) e dimostrazioni profondamente razziste, quali lo sgambetto della reporter Petra Lazslo ai migranti in fuga e l’affissione di un manifesto ad Asotthalom, al confine con la Serbia, che avvertiva del rischio contagio da immigrato, attraverso il contatto con gli oggetti da loro lasciati. Orbán e il suo Governo dimenticano però (o, probabilmente, ignorano) che nel 1956, quando l’Unione Sovietica invase l’Ungheria, circa 250 mila persone si rifugiarono e trovarono accoglienza in tutt’Europa, mentre ora, a parti invertite, il rifiuto alle quote europee di immigrati (per non parlare del ripudio all’idea del diritto d’asilo comune) e la non solidarietà sono totali e con sfumature e derive molto preoccupanti. A braccetto con l’Ungheria nella ripugnante lotta contro l’accoglienza dei profughi ci sono Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca (dove fino a qualche giorno fa marchiavano i profughi), paradossalmente anch’esse caratterizzate, in passato, da grandi emigrazioni e oggi ancorate ad un nazionalismo autarchico che esclude radicalmente l’idea di una società multiculturale, cozzando con gli ideali di un’Europa unita e solidale; quest’ultima, purtroppo, com’era pensata nel Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, appare ancora piuttosto difficile da realizzare (nonostante ciò occorre, comunque, insistere, senza alcun dubbio, sul versante integrazione europea poichè l’alternativa sarebbe solo quella del ritorno a fallimentari autarchie, appunto, sullo stile ungherese) e la resistenza dei paesi dell’Est rimarca la difficoltà ad unire e superare finalmente fastidiosi egoismi nazionali riguardo varie materie che impediscono anche solo l’idea degli Stati Uniti d’Europa, ma, mentre con la Grecia si è arrivati (ingiustamente) fino in fondo, l’opposizione alle iniziative di Orbán è stata, forse, troppo debole, soprattutto (ancora una volta) da parte del Partito Socialista Europeo.

Davanti ad un profugo Orbán mette un muro (oltre che gli infiniti muri mentali), un filo spinato, ma se fosse in Siria, sotto le bombe, magari, con i propri figli, non scapperebbe?!

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